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Quaresima

“Fratelli carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno. Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza. Centro di tutto l'anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 5 aprile. In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte”.
Stimolati da queste parole proclamate nell’“Annuncio del giorno di Pasqua” durante la solennità dell’Epifania, vogliamo percorrere l’itinerario quaresimale di quest’anno lasciandoci illuminare dai segni presenti nella celebrazione del Triduo Pasquale, mettendoli in rapporto con le letture evangeliche delle domeniche di Quaresima:
la prima domenica sarà illuminata dal fluire dell’acqua battesimale;
la seconda domenica dalla luce del cero pasquale;
la terza domenica dal risuonare dei canti pasquali;
la quarta domenica dallo sfolgorare della croce;
la quinta domenica dal dono pasquale dell’Eucaristia.
Intraprendiamo con fiducia questo tempo santo della Quaresima sulle orme di Cristo Signore, perché sia tempo di grazia, di vero rinnovamento interiore per noi e per le nostre comunità.

 

Quaresima - II domenica

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.


Il cero pasquale, acceso nel fuoco divampante della veglia pasquale, che da luce e guida i fedeli nel loro esodo dal peccato alla vita nuova e li conduce a gustare i frutti della terra promessa, è il segno per eccellenza del Signore Risorto! Il significato di questo cero si manifesta pienamente sul monte della trasfigurazione. Il cuore ardente di Gesù illumina le sue vesti e investe gli apostoli riempiendoli di stupore e di paura: essi comprendono infatti di dover essere anche loro luce, pur essendo cosi lontani, nelle tenebre; di dover possedere anch’essi nel cuore il fuoco dell’amore che arde nel cuore di Gesù, pur essendo così spenti, nel gelo dell’animo! Non si può essere nella luce, non si può dare luce se non scaturisce dal cuore un amore grande! Gesù ha scelto di andare a morire per gli uomini, ha scelto l’amore grande che ha in sé la vera caratteristica che lo rende tale, quella del sacrifico. Un amore che non costa, non è vero amore; un amore che non fa sentire nelle viscere la fatica, non è vero amore; un amore che non supera la nostra voglia di scegliere chi, quando e come amare, non è vero amore; amore ai nemici, amore che perdona, amore che non attende ricompensa... amore maturo, che può nascere solo dall’immersione nell’Amore di Dio. È solo a partire da un cuore arso dall’Amore divino che la vita si trasfigura: lo sguardo si illumina, le parole si addolciscono, i gesti si riempiono di grazia. Noi diventiamo luce nella Luce, veri ceri pasquali che si consumano e, nel consumarsi della cera, illuminano, con una fiamma che si innalza libera verso l’alto.

Salgo l’irta montagna della mia maturità, il cammino è difficile, le rocce pungenti.
Ho paura perché i miei piedi e le mie mani
toccano le rocce sfuggevoli del mio egoismo e della mia superficialità.
All’improvviso scivolo e cado: come potrei non farlo, è troppo difficile…
Ma una corda mi trattiene: Gesù è arrivato alla cima e mi sta tirando su.
Recupero la parete rocciosa e riprovo, acquisto sicurezza…
si può cadere, ma ci si può risollevare e proseguire se qualcuno ti sostiene.
E arrivo alla cima, mi distendo a terra per riprender fiato rivolto verso il cielo
e vedo sopra di me Lui, Gesù, che mi guarda;
vedo il mio volto riflesso nei suoi occhi e nel suo cuore;
mi alzo e vedo la bellezza del paesaggio, lo splendore del cielo, respiro la purezza dell’aria;
ritrovo veramente me stesso, la mia vera umanità.
La fatica e le cadute non sono state vane… sono un uomo nuovo.

 

Quaresima - I domenica

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Acqua viva, che sgorga dal cuore della Samaritana che smette di attingere acqua putrida e stagnante dal pozzo della sua vita; acqua di tenerezza, che lava i piedi degli apostoli nel giorno dell’addio, imprimendo, nel loro cuore, l’immagine del vero Dio; acqua di amore, che scaturisce dal costato di Gesù crocifisso come balsamo per le nostre ferite e infermità; acqua del battesimo, che rigenera gli uomini a una vita nuova; acqua di grazia, con cui i fedeli vengono aspersi con volontà rinnovata di aderire al Risorto Signore. E’ quest’acqua la risposta pasquale al deserto quaresimale delle tentazioni. Il deserto… immagine della nostra vita precaria, informe, fragile, continuamente modellata, come le dune, dai venti del mondo, instabile e insicura in cui risuonano voci suadenti che indicano falsi miraggi. A noi la scelta: nascondere a noi stessi e agli altri la nostra fragilità, nutrendola di false sicurezze, di sottile dominio e di mondana vanità o nutrirla della verità dell’acqua del battesimo: siamo figli amati e benedetti, siamo familiari di Dio, siamo desiderati e voluti. Non è abbassando gli altri che troviamo il nostro vero valore, non sono le cose che fanno brillare i nostri occhi e il nostro volto, non è l’applauso a far gioire il cuore dell’uomo, ma la certezza che il Signore scommette su di noi, ci tiene per mano; nei suoi occhi vediamo il capolavoro di bellezza che possiamo diventare.

Il deserto non mi fa più paura.
Gesù cammina tra le dune della mia anima,
si china, raccoglie una manciata di sabbia e la fa scorrere tra le sue mani.
La mia fragile vita scorre sotto lo sguardo di Gesù,
è rinnovata dalla sue mani sante e benedicenti che non imprigionano, ma donano la vera libertà.
Deserto, in cui mi accarezza la brezza lieve e ristoratrice del Vangelo,
in cui un’oasi di pace, nel silenzio, mi accoglie e mi rassicura.
Immergo il cuore nel nuovo Giordano, che è Cristo,
mi immergo, e rinasco alla vita, vincitore con Lui.